Trovassimo anche noi puro, trattenuto, limitato,
qualcosa d'umano,
una nostra striscia di terra feconda
tra roccia e corrente.
R.M. Rilke
In un brusio ogni filo d'erba annuncia
l'azione magica del verde
circondato da cespugli e arbusti
io mi sento tutt'uno
con la corteccia invasa dalla linfa
con la pietra al ciglio della scarpata,
con il nastro bianco della strada
con la nuvola, con il vento...
Joseph Roth
Questa mostra è frutto di una strana scommessa:
nasce dall'esigenza di valorizzare l'impegno artistico diretto che si può incontrare in una comunità come quella di Isera
(piccola certo, eppur legata a radici storicamente profonde e ad ambizioni culturali non localistiche) e nello stesso tempo vuole connettere
tra di loro nove itinerari creativi molto diversi, in tutti i sensi diversi (tecniche usate, esperienza maturata, originalità espressiva, linguaggio).
Il connettivo proprio di questa mostra vuole essere quello di un'identità complessa, che non sia comunque semplicemente fondata dal luogo.
La terra, nelle sue molteplici declinazioni: sacrali, fantastiche, generative, materne, è il timbro fondamentale possibile delle tracce di questa identità. Ogni cammino artistico qui seppur parzialmente rappresentato porta il suo contributo, più o meno rilevante (come cercano di spiegare i brevi profili critici) all'identificazione di queste tracce.
La terra come spazio del corpo e della mente, come legame mitico e come porta verso l'ignoto, la terra come rifugio nelle tempeste e come territorio dello smemoramento e della perdita.
La terra come fabbrica della forme e come sorgente delle invenzioni, la terra come continua sorpresa, attesa, ripresa improvvisa.
Teatro, gioco, sogno, preghiera, lavoro, amore, colloquio, grido: la terra è l'emblema di ogni sentimento del tempo attorno al quale queste avventure dell'arte a Isera si aggirano.
Mario Cossali
Un estratto dalla pubblicazione